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Blog di protesta contro il sistema partitico che sta rovinando la Liguria, blog contro i dilettanti della politica che infestano la nostra Regione...

domenica 13 marzo 2011

Vivere felici consumando meglio


Paola Donati, Rete di economia solidale (Terra Emilia Romagna)
ECONOMIA Comprare con intelligenza per non sprecare e difendere L’ambiente. Il ruolo fondamentale dei Gruppi di acquisto solidale

Acquistare responsabile, vivere responsabile non è semplice, non si può tranquillamente prelevare da un ripiano di qualunque scaffale perché significa indagare. “Dove comprare”, “Da chi”, “Che cosa mangio e perché”, “la modalità di acquisto che sto attuando per un bene essenziale è quella giusta?”. Ancora: “Siamo soddisfatti e appagati quando usciamo dal super/iper mercato? O qualche volta sentiamo che manca qualcosa?”. In questi anni si sono sviluppate forme di azione collettiva per cercare di dare una risposta a tutte queste domande, per costruire economie solidali, a misura d’uomo e sostenibile per il nostro pianeta, condivisa da tutti dove ognuno porta il suo contributo quotidiano. Vanno sotto il nome di GAS , Gruppi di Acquisto Solidale dove è importante il ruolo della S perché non si tratta solo di un acquisto collettivo. Quella S maiuscola sottende alla ricerca e messa in pratica di una nuova economia che passa per le esperienze concrete che costruiscono economie “leggere” dove «si impara a giocare in squadra combinando le capacità dei singoli giocatori, poiché si tratta di un gioco cooperativo in cui si può vincere solo tutti insieme» (Andrea Saroldi, Costruire economie solidali, EMI, Bologna, 2003). Il punto focale di questa modalità e ricerca nell’acquisto si chiama “relazione”: è la relazione e non il profitto che fonda il rapporto economico. È la relazione che guida la salvaguardia del proprio territorio. Il GAS può diventare il cardine sul quale costruire un futuro sostenibile, perché guarda al suo contesto, alla tutela del bene comune, al suo futuro e su di esso investe concretamente, emotivamente e non finanziariamente. Ma attenzione questa non è una visione puramente localista: quando si parla di GAS o di economie solidali dietro ci sono valori importanti, e che non si richiudono solo in una ricerca di un benessere individuale. Ridurre le esternalità negative prodotte da questa economia di mercato vuol dire ridurre il debito ecologico e sociale che ciascuno di noi ha con il pianeta e la sua umanità. I

l piacere del GAS sta in questo: attuare attraverso una modalità apparentemente semplice una sperimentazione pratica di come ci immaginiamo questo mondo, di come vogliamo starci, uno scambio reale dove le persone si conoscono e si riconoscono e stipulano patti. C’è un altro aspetto che è importante sottolineare: è la pratica democratica che si sperimenta e attua in questi percorsi. I GAS possono essere anche da questo punto di vista un laboratorio importante dove riappropriarsi di una pratica dove le persone hanno valore in quanto tali e non per deleghe. Quando la dimensione non consente questo rapporto nasce un altro GAS , o come si dice gemma. Sono strutture che meglio riescono ad affrontare la complessità di una rete in crescita. A Bologna in questi anni, come in altri luoghi e territori, sono nati e cresciuti percorsi di quest’economia: esistono sul territorio cittadino e provinciale una ventina di GAS , alcuni come il GAS BO che a sua volta comprende 12 sottogruppi, altri nati da percorsi di cambiamento degli stili di vita intrapresi dalle Amministrazioni. Esistono in città mercati gestiti dai produttori biologici che sperimentano non solo la pratica ma cercano anche di far crescere chi produce biologico con un supporto diretto ai giovani che chiedono di diventare “contadini”. Esistono botteghe del commercio equo, associazioni e gruppi informali, ristoranti che scelgono di rifornirsi dai produttori biologici del proprio territorio, case editrici, cooperative sociali dove si riconosce il lavoro delle persone e dove il lavoro è momento di riscatto e crescita delle persone; stanno crescendo progetti che vanno in questa direzione e che sperimentano nuove modalità mettendosi in gioco. È ancora una rete latente, che comincia a riconoscersi, che sta investendo nel futuro. È un percorso avviato che fa sperare bene e voglia di ricominciare.



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La rivoluzione digitale ha come punto di partenza il computer che non è solo principalmente uno strumento per rappresentare in forma statica i dati, ma diventa uno strumento potentissimo per lavorare sull'informazione. La convergenza al digitale (trasformazione dell'informazione in formato digitale) è il fulcro della rivoluzione digitale con cui le informazioni di tipo diverso vengono scritte attraverso lo stesso linguaggio di base (il linguaggio dei bit) e gestite attraverso lo stesso strumento (il computer). La convergenza al digitale (intesa come il progressivo trasferimento verso il formato digitale di tipologie diverse di informazione tradizionalmente collegate a media diversi) rende possibile una integrazione strettissima e totalmente inedita fra codici e linguaggi estremamente lontani tra loro. Questo processo non è da considerare come il frutto automatico di un mero progresso tecnologico; dal momento che esso coinvolge direttamente i modi di rappresentare, scambiare e organizzare l'informazione, la rivoluzione digitale non va intesa come una semplice riformulazione in un linguaggio nuovo di una realtà preesistente: ha forme nuove rese possibili dalla tecnologia, ma è frutto di scelte che non sono né unicamente né principalmente tecnologiche.

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Ed Wood è un cinico che non crede più a niente se non al suo lavoro e a qualche persona. Giovanissimo inizia a fare politica e ha peregrinato in vari movimenti in cerca di risposte.Un'esperienza politica traumatica in un movimento di dilettanti lo ha fatti riflettere sul futuro della politica e della sua terra ed è per questo che ha deciso di intraprendere la protesa diigitale in quanto internet, a differenza di televisione, radio e giornali, è veramente libero. Non ci potranno mai imbavagliare!!!

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