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Blog di protesta contro il sistema partitico che sta rovinando la Liguria, blog contro i dilettanti della politica che infestano la nostra Regione...

giovedì 10 marzo 2011

Bye Bye Senatùr: per il dopo-Bossi nella Lega è guerra totale

C’è un ultimo residuo di prima Repubblica in Italia, d’altronde è l’unico partito che ha superato praticamente indenne lo scoglio degli anni ’90. Si tratta della Lega Nord. E del vecchio modello di partito, quello strutturato, fatto bene, pesante, piantato, mantiene l’antico rito, forse un po’ demodè ma sempre molto divertente da osservare dall’esterno, dei congressi. Quelli in cui le varie aree del partito si ammazzano fra di loro per imporre la loro linea di pensiero e di azione, e già che ci sono, i loro uomini per le caselle più importanti.

I CONGRESSI – Soprattutto se negli ultimi tempi le caselle a disposizione si sono un po’ allargate. Complice la crisi del berlusconismo, da qualche tempo in parabola declinante se non di voti di certo di credibilità, la Lega Nord è riuscita alle ultime elezioni a proporsi, ancor più di prima, come interlocutore credibile del voto di base. Si aggiunga a questo la salutare partita vinta dei governatori di regioni, grazie alla quale Bossi è riuscito ad imporre due dei suoi in regioni chiave, Veneto e Piemonte; è mancato, per un soffio, il grande sacco della Lombardia. Ma è solo questione di tempo prima che anche al Pirellone le mire del Carroccio tornino ad alzarsi; intanto, si pensa a come gestire la partita del dopo-Moratti a palazzo Marino. Insomma, di carne al fuoco ce n’è parecchia. E di gente a volerla mangiare, come sempre, ben di più. E’ tutto il vasto mondo del sottobosco leghista che è nato e cresciuto in questi anni di ascesa della bandiera di Pontida. E qualcuno inizia a reclamare lo spazio al vertice che la vecchia guardia sta iniziando a mollare. E’ su Libero oggi che si prova a fare un quadro più chiaro.

Negli ultimi anni sono nate anche nel Carroccio le correnti, stile balena bianca. Il peso politico al governo, fondamentale, e laconquistadi due regioni chiave comeVeneto e Piemonte, hanno moltiplicatole poltrone e quindi hanno provocato polemiche e divisionifra i big del partito. Una volta c’era il Senatur con un manipolo di fidati (Maroni e Calderolisu tutti). Erano gli anni ’90. Poi c’èstata l’irruzione dei quarantenni.Yuppies padani, laureati, competenti,furbi. Cresciuti alla scuola di Bossi, re della tattica e dellastrategia politica. Dalle feste padane al Parlamento. Stiamo parlando di Giancarlo Giorgetti, RobertoCota, Luca Zaia, Flavio Tosi,Marco Reguzzoni, Federico Bricolo, Davide Boni, Matteo Salvini e decine di altre giovani promesse,attivissime nel partito enelle sedi istituzionali. In molti sisarebbero aspettati una lotta generazionale.Invece no: i rampanti padani si sono avvicinati ai senior e hanno creato alleanze trasversali d’età e “nazione”.
Nessun discorso da “giovanile di partito”, dunque, con tutte le brave storie sull’autonomia rispetto al partito madre. Molto più comodo affiancarsi ad una delle tante cordate esistenti ed iniziare la scalata prima che il tempo sia giunto.

LE CORRENTI – I gruppi di potere della Lega sono tanti, e divisi neanche per regione, praticamente per area o per cordata. Insomma: c’è il Piemonte un po’ rampante, ma tenuto ai margini del discorso se non sei di Novara – che, come è noto, è praticamente Lombardia – e non ti chiami Roberto Cota. In Lombardia c’è la corrente milanese di Matteo Salvini, che sembra attualmente caduta in disgrazia visto che rischia di mettere in ombra gli uomini del capo, di Bossi cioè, con base a Varese; in Veneto, c’è la super-maggioranza dei trevigiani di Luca Zaia che se le danno di santa ragione con i Veronesi di Flavio Tosi, il leghista anomalo, per dirlo con gli autoctoni del posto. Un complicato gioco di incastri che sta arrivando al redde rationem dei congressi, i quali tardano a partire, o vengono rimandati in attesa della definizione degli equilibri interni.

Matteo Salvini scaricato da Umberto Bossiper la poltrona di vice Moratti a Milano, il congresso provinciale di Verona spostato a data da destinarsi, il toto-rimpasto, le amministrative in solitaria con la guerra per le candidature: la Lega Nord come l’avevamo conosciuta non esiste più. Il monolite si è rotto. L’Umberto è sempre il «capo», ma intorno a lui è già scattato il toto-successore.

Il capo, è ancora lui, Umberto Bossi.

IL SENATUR – Il suo inner circle, la sua corrente di maggioranza personale, coincide con la sua famiglia, in quel di Gemonio. I fedelissimi, gli inamovibili, che mantengono ancora la mano stretta sulle leve del partito. Ancora per quanto?

Su tutte le correnti però svetta il cosiddetto “cerchio magico”, ovvero lo stretto gruppo che vive e lavora a stretto contatto con la famiglia Bossi: ne fanno parte Federico Bricolo, presidente dei senatori leghisti, Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera, e Rosi Mauro, vicepresidente del Senato, leader del virtuale Sindacato padano e perfidamente definita «la badante» dell’Umberto. Aquesti si aggiungono il sottosegretario ligure Francesco Belsito, segretario amministrativo dopo la scomparsa di Maurizio Balocchi, la sottosegretaria Francesca Martinie il leader della Liga Veneta Gian Paolo Gobbo. Ovviamente di questa corrente fa parte anche Renzo Bossi, il quale «deve studiare», ma intanto partecipa a tutti i vertici, come un colonnello navigato. Il loro punto debole non è di secondo piano: solo alcuni hanno preso dei voti. Quindi non si conoscono a fondo le loro potenzialità elettorali.

Renzo Bossi, lungi dall’essere individuato come leader in pectore del partito, è relegato al ruolo di matricola che deve farsi la sua buona dose di strada. D’altronde, anche al momento della sua candidatura, c’era chi aveva storto il naso nel vederlo elevato alla dignità di consigliere regionale in virtù del cognome. Caro Renzo, in Lega, gli dissero, non si lavora così.

I MINISTRI – Libero nota una cosa, che è giusto notare: in questo inner circle di Bossi manca un nome di peso. E’ quello di Roberto Calderoli, ministro delle riforme del governo di Silvio Berlusconi. Da Bergamo. Guida la cordata bergamasca della Lega Lombarda, e la sua massima aspirazione sarebbe quella di conquistare la presidenza del gruppo parlamentare della Camera dei Deputati, attualmente occupata da Marco Reguzzoni, esponente di primo piano della famiglia Bossi, visto che è cognato dell’europarlamentare Speroni, anch’esso organicissimo alla leadership varesotta. E Roberto Maroni? Il ministro dell’Interno fa corrente a sè. E’ da tempo alieno ai giochi di maggioranza della famiglia Bossi, e flirta con Giulio Tremonti, attento a ritagliarsi un ruolo istituzionale che vada ben oltre il Carroccio, non si sa mai che possa venir buono in futuro. I movimenti bradisismici lo hanno portato, nel tempo, ad avvicinarsi agli “eretici” della Lega: quelli che festeggiano l’Unità d’Italia e dialogano con Giorgio Napolitano. Si tratta dei parìa di Flavio Tosi a Verona, l’uomo di cui la Lega Veneta ha più volte chiesto l’emarginazione o addirittura l’espulsione.
Il ministro dell’Interno, grazie agli enormi successi conseguiti in questi due anni di governo, ha visto aumentare le sue quotazioni anche per il dopo-Berlusconi. Lui la butta in ridere, si schermisce, ma nel frattempo sta tessendo la tela con chiunque sia seduto in Parlamento. I bene informati dicono che nel partito non abbia seguito, sebbene dalla sua parte ci siano Flavio Tosi, sindaco di Verona, e Giancarlo Giorgetti, il Cuccia della Lega,l’uomo su cui Bossi aveva puntato tutto, prima dell’avvento del cerchio magico. Vicini a Bobo ci sono anche Matteo Salvini e Gianni Fava, potenziale candidato leghista per la provincia di Mantova.

Importante l’avvicinamento a questa corrente di Matteo Salvini, scaricato da Bossi perchè troppo potente a Milano ma per nulla intenzionato a lasciar perdere i suoi sogni di gloria a palazzo Marino.

GLI ERETICI VENETI – Il direttore degli organi di informazione del Carroccio infatti ha un bagaglio di popolarità da spendere e non ha nessuna intenzione di mollarlo per stare dietro alla vecchia guardia varesotta. Lavorerà forse in tandem con gli esuli veronesi di Tosi? Di lui abbiamo già parlato, e moltissimo. La partita della Lega in Veneto rasenta la guerra mondiale. Tutti contro tutti, e, per la precisione, Zaia contro Tosi. Lega agricola, tradizionale, quota-lattista e tendnzialmente secessionista contro Lega urbana, con echi moderati, profilo istituzionale e foto di Giorgio Napolitano attaccata in ufficio.

Gli schieramenti sono in campo: in palio c’è l’eredità del Senatur. Il cerchio magico ha sferrato un paio di colpi: il commissariamento del partito in Liguria ed Emilia, ma soprattutto lo slittamento del congresso provinciale di Verona. Doveva tenersi domenica, a porte chiuse. Ma Bricolo, veronese ed ex tosiano, ha chiesto il commissariamento dell’at – tuale segretario Matteo Bragantini (onorevole fedele a Tosi) per piazzare Alessandro Montagnoli, vice di Reguzzoni alla Camera. Gli amici del sindaco scaligero sono riusciti a bloccare il blitz (già avvenuto con Stefano Stefani nel 2003), ottenendo almeno lo slittamento della convention. A quando? «Dopo le amministrative », ha fatto sapere il segretario veneto Gobbo. Praticamente dopo l’estate, quando dovrebbe tenersi anche il congresso della Liga, con Tosi pronto a sfidare il sindaco di Treviso. L’operazione è chiara: commissariare o congelare tutto per prendere il Carroccio. Il «capo» per ora lascia fare, ma Calderoli e Maroni stanno già studiando le contromosse.

Da un lato, dunque, il cerchio magico da Varese, ben saldato nell’establishment locale, alleato con Cota a Novara e Zaia a Treviso; mantiene il controllo, per commissariamento, del partito in Liguria ed in Emilia Romagna – dove il segretario Alessandro Alessandri stava facendo un po’ il matto, ed è stato subito bastonato dalla calata di Rosi Mauro; dall’altro lato, tutti gli altri. La cordata Bergamasca di Calderoli, che vuole la Camera; gli uomini di Maroni, che vogliono tutto e sono pronti a mollare persino Bossi, e ad allearsi con tutti gli emarginati del Carroccio: i milanesi di Salvini e i veronesi di Tosi. Se fossero le minoranze ad organizzarsi bene e a vincere la partita interna al Carroccio, il volto della Lega, e quindi probabilmente del paese, cambierebbe in maniera imprevedibile: con Maroni segretario, e la prevalenza della corrente “Napolitaniana” di Flavio Tosi, che Lega sarebbe?

http://www.giornalettismo.com/archives/117058/bye-bye-senatur-per-il-dopo-bossi-nella-lega-e-guerra-totale/

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