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Blog di protesta contro il sistema partitico che sta rovinando la Liguria, blog contro i dilettanti della politica che infestano la nostra Regione...

domenica 13 marzo 2011

Alla ricerca del Nuovo Ordine Mondiale

La prima metà del ventesimo secolo è stata caratterizzata da due devastanti guerre mondiali (con l’Europa come diretta protagonista), dall’avvento della Rivoluzione d’Ottobre e dall’inizio delle grandi battaglie anticoloniali (contro le potenze europee) . In quella fase la somma di due potenze europee poteva eguagliare (o superare) la potenza americana. La seconda metà dello stesso secolo testimoniava invece la crescente potenza americana che, superando di gran lunga quelle europee, nel nome di una partnership contro il "pericolo comunista" affermava la propria leadership. Quest’America che aveva costretto l’Europa alla subalternità, trovava però di fronte a sé un nuovo potente blocco, centrato prima sugli ideali di giustizia della Rivoluzione d’Ottobre del 1917 e dopo sulla forza che il sistema sovietico traeva dalla propria vittoria nella guerra contro il pericolo nazi-fascista.
La seconda meta del ventesimo secolo vide gli Usa come la prima potenza economica e militare del mondo, mentre l’Unione Sovietica era la superpotenza avversaria con un tale deterrente militare che garantiva un equilibrio basato sul "terrore". Infatti con l’abbattimento del nazi-fascismo l’Unione Sovietica aveva unito tutta Europa orientale sotto l’egida dei grandi ideali del comunismo. Secondo M.Djilas, l’unificazione dell’Europa orientale non è avvenuta, come si crede in Occidente, con la forza. "Già negli anni 30 tutti gli intellettuali e qualsiasi idealista era volontariamente comunista". Perciò in quei tempi il campo sovietico possedeva una grande forza interna. Dopo gli accordi di Yalta, Mosca e Washington dividendo il mondo si sono impegnati a non oltrepassare certe linee rosse per non arrivare allo scontro diretto. L’ordine mondiale uscito dalla seconda guerra mondiale era basato su un semplice principio: il riconoscimento della legittimità della battaglia ideologica per non dover arrivare allo scontro armato diretto. Mentre il blocco Sovietico veniva accusato di mancanza della democrazia e libertà , quest’ultimo accusava gli Stati Uniti d’America per la mancanza di giustizia sociale e lo sfruttamento capitalistico delle masse. Lo scontro diretto evitato si era spostato o nelle zone ricche di materie prime o nella periferia del nuovo ordine bipolare del mondo: Medio oriente, Korea, Cuba, Vietnam, Angola, Afghanistan,….. Con lo spostamento dello scontro tra i due blocchi sul terreno altrui, certi leaders del mondo emergente, Mossadegh in Iran, Nehru in India, Tito in Jugoslavia,… gettarono le basi del "Movimento dei non allineati" per evitare che l’apparente battaglia tra i due poli antagonisti potesse provocare una spaccatura violenta all’interno delle loro società e portasse all’esclusione delle loro tradizioni politiche e civili dalla scena mondiale.
Il sistema sovietico ebbe la sua prima crisi ideologica esterna nel 1956 con l’Ungheria di Imre Nagi. Una crisi che culminò nella Praga del 1968 di fronte al "socialismo dal volto umano" di A.Dubcek. Mentre il sistema capeggiato dagli Usa, che aveva costruito la propria retorica sulla democrazia e libertà come diritti fondamentali, trovava il proprio disonore con vari colpi di stato orditi ai danni dei governi democraticamente eletti nei paesi emergenti - Mossadegh in Iran, Allende in Cile sono i casi più clamorosi di una interminabile serie- In questa fase definita "guerra fredda" qualsiasi politica espansionistica veniva giustificata con la retorica della necessità di bloccare l’avanzata dell’armata nemica. Gli Usa, subentrando alle potenze europee cominciarono l’invasione dell’Indocina e del Vietnam. Successivamente l’URSS invase l’Afghanistan. Nell’ambito di questa logica bipolare i due avversari erano indispensabili l’un l’atro come garanti dell’ordine mondiale. Quest’ ordine però teneva le rispettive masse ancorate ai territori d’origine e tollerava gli spostamenti al massimo nell’ambito geografico di uno dei poli.
Agli inizi degli anni 80 gli USA soffrivano ancora della "sindrome del Vietnam" con una economia appena uscita dalla crisi, mentre l’Unione Sovietica cercava di superare la profonda crisi interna con l’invasione dell’Afghanistan. Infatti la crisi interna del sistema sovietico -divenuto una burocrazia sempre più chiusa- arrivando al proprio culmine e avvicinandosi al crollo rendeva inutile la retorica degli USA per tenere in una posizione subalterna l’Europa e per giustificare l’ingente spesa militare.Con gli anni 90 e il crollo di fatto del blocco sovietico la spesa della ricerca militare in USA e l’alto costo della corsa al riarmo divenivano sempre di più oggetto di forti critiche da parte dell’opinione pubblica. Allora un Gorbaciov sognatore e ingenuo poteva dire all’ultimo capo del KGB: "sciogliendo unilateralmente il patto di Varsavia, la Nato si scioglierà automaticamente". La diminuzione della produzione bellica e la possibile scomparsa della corsa al riarmo metteva in seria crisi la potente industria bellica americana e le rispettive ricerche.
Dall’"Impero del male" all’"Asse del male"
Vista la crisi, ideologi e servitori della potente industria petro-bellica si misero a cercare ed inventare nuovi nemici . Negli anni ottanta R.Reagan riferendosi all’Unione Sovietica aveva parlato dell’"Impero del male" per giustificare il riarmo degli Usa e la costruzione del gigantesco progetto delle guerre stellari. Bisognava trovare nuovi nemici e sulla scia della retorica di Reagan, i nuovi nemici si trovarono nell’Iraq di Saddam, nell’Iran post- khomeinista, nella Jugoslavia di Milosevic , nella Korea, nella Siria ,….. Ma visto che ciascun di questi paesi per le esigue dimensioni da solo non poteva essere presentato come una minaccia e tanto meno come un nemico, R.Pearl insieme a D.Forum tracciando un artificioso filo comune tra di essi, inventarono l’"asse del male" al quale fu aggiunta la minaccia della rete terroristica internazionale. Si iniziarono alcune operazioni belliche tipo "desert storm" e la prima guerra del golfo persico contro l’Iraq di Saddam, seguite dai bombardamenti sul Sudan e l’Afghanistan e la penetrazione nei balcani . Tutte queste operazioni belliche insieme all’assordante propaganda sull’"asse del male", da un lato preparavano l’opinione pubblica –interna soprattutto- al nuovo clima e dall’altro lato, cambiando la geopolitica globale, attuavano la supremazia assoluta americana. Trascinando l’Europa in queste operazioni, gli USA affermavano sempre di più la propria egemonia. Con 11 settembre del 2001 e la campagna irachena del 2003 i neo-Cons portarono tutto ciò alle conseguenze estreme.
Mentre il mondo bipolare uscito dalla seconda guerra mondiale e retto sull’equilibrio del terrore veniva sepolto, l’opinione pubblica -soprattutto europea- pensando a un mondo più libero e democratico, sperava in un nuovo ordine basato sul multilateralismo con ruolo centrale dell’ONU. L’idea e la speranza democratica prevedeva di globalizzare la democrazia proprio come veniva globalizzata l’economia. Gli Stati Uniti ignorando tali istanze e speranza della comunità internazionale hanno intrapreso un unilateralismo talmente violento da trascinare l’umanità in una insicurezza generale. Questo unilateralismo aveva la dichiarata intenzione di affermare l’egemonia assoluta degli USA sul globo nell’ambito del pensiero di Z. Brzezsinski, espresso nel " The Grand Chessboard, American Primacy and its Geostrategic Imperatives". Lo sforzo per attuare tale supremazia veniva messo in atto da un’amministrazione che soffriva di una paralisi politico-intellettuale, irrispettosa delle istanze e dei diritti altrui ed era caratterizzata dall’avventurismo. Tutto ciò ha suscitato forti critiche verso gli Usa, allontanando sempre di più da essi la comunità internazionale. La nuova Europa unita, non solo non accettava più la supremazia americana ma giustamente pretendeva di poter presentare nell’ambito del mutilateralismo e nel quadro della cultura di pace e del dialogo, un’ alternativa responsabile alla politica irresponsabile dell’amministrazione Bush. La disastrosa politica della Casa Bianca riguardo a questioni di interesse generale come gestione delle risorse, l’ambiente( Washington tuttora non solo non ratifica i protocolli di Kyoto, ma non è neanche intenzionata a riconoscere la validità), i diritti (Corte Internazionale di giustizia), la, ugualmente disastrosa campagna irachena e la squilibrata politica verso la questione palestinese hanno gettato le basi di una insicurezza generale che ha funzionato come nutrimento vitale per i nuovi odi che sono sfociati in un terrorismo devastante, come risultato di una "spaccatura all’interno della civiltà umana", come sostiene B.R.Barber. Ben altro di una semplice conseguenza di un "scontro tra le civiltà", come ipotizza S.Huntington e pratica Bin-Laden.
Crollato il mondo bipolare, il compito di gestire il globo era passato automaticamente all’ultima superpotenza, la quale si è dimostrata priva dei mezzi intellettuali necessari per affrontare il compito. Al di la dell’estrema difficoltà di gestire un mondo cosi complesso attraverso un unico centro, il compito diveniva ancora più arduo e impossibile in considerazione dell’intenzioni egemoni, tipiche dell’amministrazione Bush e dei suoi uomini -che hanno fatto prevalere precisi interessi economici di parte dentro e fuori l’America- innalzando la menzogna a pratica di governo. Anche se l’attuale situazione del mondo sembra essere caratterizzata dall’anarchia e dal disordine, prima e poi dovrà nascere dal profondo della razionalità umana e dall’amore per Dio, per la natura e per la vita un nuovo ordine e gli Usa dovranno prima o poi unirsi al mondo nei termini che potranno negoziare su una base paritaria.
Lo sforzo per intuire le definizioni minime dell’ordine del futuro.
Il crollo del mondo bipolare non solo non ha portato a una maggiore democrazia e libertà nel primo mondo (industrializzato), ma non ha neanche aiutato la genesi e la crescita della democrazia nel secondo mondo (emergente); dove, come sostiengono Ocatvio Paz e M.Vargas Llosa, la democrazia è indispensabile anche per superare il sottosviluppo. Anche se un futurologo come Naisbitt ha parlato del "grande risveglio religioso", la realtà dimostra l’infondatezza della previsione. La modernità, la civiltà laica, scientifica, razionale e commerciale creata dall’Illuminismo, nei suoi pregi ( libertà, democrazia, tolleranza e diversità) sembra perdente di fronte ai difetti dell’Illuminismo (disuguaglianza, tendenza egemonizzante, imperialismo culturale e materialismo), anzi lo stesso illuminismo sembra essere entrato in una profonda crisi. L’anima dell’uomo contemporaneo nel suo edonismo antiasceta e consumista è figlia del pensiero di Nietzsche. Con la crisi dell’Illuminismo si sta vivendo un post-modern senza certezze, un neobarocco unificante e globalizzante che annienta le istanze di riforma e di progresso. E’ in vigore il pensiero debole accompagnato da un nuovo tribalismo ( le tribù di fede, di casta, di nazione, di area geografico- culturale,…).
E’ un pianeta abitato da più di sei miliardi di esseri umani tutti in cerca di una vita migliore e decisi a far parte della ristretta tribù dei vincitori. Tutti vogliono frigoriferi, macchine, computer,….tutti combattono per il successo. Basti pensare all’ Asia e ai suoi due colossi, la Cina e l’India con quasi 4 miliardi di abitanti. Milioni di esseri umani dall’Asia, dall’Africa, dall’America latina , dall’ Europa dell’Est sradicandosi si spostano verso le metropoli dei paesi sviluppati in cerca di una vita migliore. Senza una ragionata lotta per la giustizia tutto ciò porta a un sviluppo insostenibile in termini economico-ambientali e alle nuove carenze e ai nuovi incubi dei tribalismi etnico- confessionali all’interno villaggio globale e nelle stesse metropoli delle aree sviluppate. Nascono egoismi personali e di gruppo, regionalismi xenofobi basati sull’esclusione del più debole. Quando la lotta per i grande ideali della giustizia e della libertà, come è stato inteso da Marx, viene lasciata nell’oblio, i forti pensano ad assoggettare ed annientare anche fisicamente il debole scatenando la guerra come la propria violenza. I deboli a loro volta avendo perso la sponda politico-ideologica per una arrivare a una giustizia distributiva, scatenando la propria violenza antisistema (a volte) ricorrono al terrorismo. Come conseguenza della "morte di Dio", che avviene non solo nell’anima della moltitudine ma anche in quella del filosofo, sorgono i piccoli satana per i quali gli uomini, combattendo arrivano anche a compiere il sacrificio estremo. Cosi i grandi valori universali vengono sostituiti con interessi di gruppo e di tribù come conseguenza della mancanza di sicurezza.
La democrazia stessa viene minacciata in quanto la massa sradicata degli emigranti per lungo tempo e spesso rimane senza diritto di voto. Da’altro canto c’è anche la preoccupazione che queste minoranze possano divenire maggioranza e impossessarsi del potere per vie legali, perciò vengono private dai diritti fondamentali che la democrazia stessa riconosce ( un voto per ogni residente) . Le società multiculturali e multirazziali sembrano un agglomerato di varie minoranze percorse da guerre intestinali e non una nazione con una "comune natura"come l’intendeva G.B.Vico. Queste minoranze che si sentono "oppressi " hanno come l’unico collante la volontà di arrivare alla pari dignità e possibilmente al potere: i neri in Africa, gli indigeni in America latina, gli indo- pakistano-cinesi in Inghilterra, i latino americani ei neri in America, gli arabi in Francia, i mussulmani in India,i turchi in Germania, i serbi nel Kossovo, i kurdi in Iraq eTurchia, i turchi in Iran, gli arabi in Israele,… e all’ultimo le donne in tutto il mondo.
In assenza di un illuminato progetto globale (esprimibile attraverso l’ONU riformato) e nell’ambito di un multilaterlismo pieno, i rapporti tra gruppi etnici eterogenei potrebbero snaturarsi a tal punto che le loro "subculture" comportino un ulteriore spargimento di sangue e a all’ annientamento di molte nazioni: ex Unione Sovietica, ex Jugoslavia , Afghanistan, Iraq,…. sono gli esempi più eclatanti.
L’Europa, alle prese con sempre maggiori ondate di immigrazioni, cercando di attenuare le proprie spaccature sociali, solo attraverso "giustizia e sicurezza" basate sull’inclusione potrà difendere le proprie democrazie e presentare una valida alternativa al modello americano basato su una "giustizia punitiva" e centrato sull’esclusione del più debole.
Oggi più di prima, non elucubrazioni dottrinarie ma una dottrina critica, centrata sull’analisi della società neocapitalistica e delle sue contraddizioni nell’era post-modern e considerando la civiltà umana come unica e in un ambito universale, potrà evitare la catastrofe del terrorismo. L’insegnamento di Marx è vivo più che mai perché sono cambiate le forme ma la natura dello sfruttamento è rimasta intatta, anzi esso è stato portato alle conseguenze estreme da un mercato che "concentra la ricchezza, spesso stratosferica, nelle mani di una minoranza economicamente dominante", una minoranza che è contrapposta alla massa dei diseredati che ha ottenuto il diritto di voto. Per trovare una via non verso la "pace perpetua" di Kant ma verso una situazione internazionale più stabile bisogna estendere i diritti , considerando la civiltà umana come unica e vedere la sua crisi come interna alla stessa civiltà e non come scontro tra civiltà diverse. Dall’attuale disordine prima e poi nascerà un nuovo ordine mondiale come conseguenza del tramonto delle tentazioni egemoni di chi vuole usurpare i diritti della collettività trasformando il valore nel prezzo. Il nuovo ordine sarà sicuramente costruito sulla pace, sul dialogo, sull’etica del rispetto in un ambito di democrazia e libertà, perché le donne e gli uomini non possono dimenticare di essere accomunati dalla brevità della vita.
Giovedì, 16 settembre 2004


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